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Traduzione del comunicato stampa del Dalai Lama

Vorrei cogliere questa occasione per esprimere la mia profonda gratitudine ai leaders del mondo ed  alla comunità internazionale per la loro preoccupazione per i recenti tristi eventi in Tibet e per i loro tentativi di convincere le autorità cinesi di fare esercizio di moderazione nei rapporti con le manifestazioni.
 
Dal momento che il governo cinese mi ha accusato di orchestrare queste proteste in Tibet, mi appello per una approfondita indagine da un rispettato corpo, che dovrebbe includere rappresentanti cinesi, per esaminare queste accuse. Tale organismo avrebbe bisogno di visitare il Tibet, la tradizionale tibetana aree al di fuori della Regione Autonoma del Tibet, e anche l’amministrazione centrale tibetana, qui in India, in modo che la comunità internazionale e, soprattutto, il più di un miliardo di cinesi persone che non hanno accesso a  informazioni non censurate, per scoprire che cosa sta realmente accadendo in Tibet, sarebbe estremamente utile se rappresentanti dei media internazionali, fosse anche impegnata in tali indagini.
 
Se si intende o no, credo che una forma di genocidio culturale ha avuto luogo in Tibet, dove l’identità tibetana è stata costantemente sotto attacco. I Tibetani sono stati ridotti a un’insignificante minoranza nella propria terra a causa dello enorme trasferimento di non tibetani in Tibet. Il carattere distintivo del patrimonio culturale tibetano con la sua caratteristica lingua, le usanze e le tradizioni sta scomparendo. Invece di lavorare per unificare la sua nazionalità, il governo cinese è discriminatorio nei confronti di questa minoranza nazionalità, tra i quali i tibetani.
 
È noto che i monasteri tibetani, che costituiscono il nostro principale posto di apprendimento, oltre ad essere il deposito di cultura buddista tibetana, sono stati fortemente ridotti sia per numero che per la popolazione. In quei monasteri che non esistono ancora, serio studio del buddismo tibetano, non è più consentito, in effetti, anche l’ammissione di questi centri di apprendimento viene strettamente regolamentata. In realtà, non vi è libertà religiosa in Tibet. Anche per chiedere un po ’di più la libertà si coore il rischio di essere classificati come uno separatista. Non vi è alcun reale autonomia del Tibet, anche se queste libertà fondamentali sono garantiti dalla Costituzione cinese.
 
Credo che le proteste e le manifestazioni che si svolgono nel Tibet sono uno spontaneo risentimento pubblico...sbagliato credere che ulteriori misure repressive sono il modo per raggiungere il loro obiettivo dichiarato di lungo termine, l’unità e la stabilità.
 
Da parte nostra, noi rimaniamo impegnati a prendere la Via di Mezzo e perseguire un processo di dialogo al fine di trovare una soluzione reciprocamente vantaggiosa per la questione tibetana.
 
Con questi punti in mente, ho anche cercato il sostegno della comunità internazionale per i nostri sforzi per risolvere i problemi del Tibet, attraverso il dialogo, e li esorto a invitare la leadership cinese di esercitare la massima moderazione nel trattare con l’attuale situazione e per il trattamento di coloro che sono stati arrestati correttamente ed equamente.
 
Dalai Lama
Dharamsala

                                                                                                              
 
Chhime R. Chhoekyapa, Segretario Mobile + 91 (09816021879)
Tenzin Taklha, misto Segretario Mobile + 91 (09816021813)
Fonte: www.dalailama.com

Pubblicato il 20/3/2008 alle 18.56 nella rubrica Diario.

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