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dalla Puglia Gianrico Carofiglio spiega perchè si candida col PD

volentieri segnalo questa la risposta che Carofiflio ha rilasciato alla lettera aperta di Francesco Fistetti, docente di Storia della Filosofia Contemporanea presso l'Università degli Studi di Bari, in cui Fistetti si chiedeva quale fosse il senso e la prospettiva di una candidatura all'interno del PD
Lo fa dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno di giovedì 28 febbraio (Fistetti aveva scritto il giorno prima sulla stessa testata).
In questo articolo emergono le motivazioni che hanno portato il magistrato e scrittore barese ad accettare la candidatura tra le fila del Partito Democratico
"Caro professor Fistetti, con la sua lettera civile e garbata lei mi rivolge alcune domande sul senso e le prospettive della mia candidatura nelle liste del Partito Democratico alle prossime elezioni politiche. Ho sentito il dovere, ma anche il desiderio, di abbozzare subito una risposta, non solo a lei ma a quella larga parte dell’opinione pubblica pugliese il cui sentimento lei giustamente interpreta. Molti elettori vorranno sapere — lei dice — quali saranno i terreni della mia futura azione parlamentare. La giustizia e la sua riforma? La cultura? Altro? Naturalmente ho intenzione di occuparmi in primo luogo di giustizia e potrei subito (la prego di credere, senza particolare sforzo) enunciare una serie di slogan sulle cosiddette priorità. In questa forma però si tratterebbe di propaganda, o poco più, ed è, questa, una pratica dalla quale vorrei il più possibile astenermi. Sono certo che già nei prossimi giorni parleremo insieme di quello che c’è da fare, di come farlo e del tema, a lei giustamente caro, del ruolo degli intellettuali in politica. Adesso invece voglio raccontarle a cosa ho pensato, disordinatamente come capita nei momenti di grande emozione, quando ho deciso di accettare la candidatura e ho cercato dei riferimenti ideali. Ho pensato alla Città Futura di Gramsci e al bellissimo scritto contro l’indifferenza ("la materia bruta che strozza l’intelligenza"); ho pensato a Isaiah Berlin e ai suoi scritti sulla tolleranza e la libertà (che è cosa ben diversa, lei lo sa, dalla arrogante rivendicazione delle impunità, dalla pretesa di non pagare le tasse, dalla convinzione che la solidarietà sia una affare che non ci riguarda); ho pensato alla rivoluzione della speranza di Erich Fromm e mi è sembrato uno slogan bellissimo per l’avventura che mi accingo a intraprendere, con l’allegria e l’imprudenza con cui ho fatto quasi tutte le mie cose. Chiedo un po’ di comprensione per questa imprudenza. Chiedo un po’ di comprensione per gli errori che farò di sicuro. Chiedo un po’ di comprensione per la mia idea fanciullesca che si possano davvero cambiare le cose e che in tanti ci siamo messi in marcia proprio per questo motivo. Senza preoccuparci troppo di fare calcoli, come il calabrone di un bellissimo aforisma che ho imparato qualche tempo fa. Sicuramente lo conosce già, ma voglio citarglielo lo stesso, perché ogni volta che lo scrivo o lo ripeto a voce, mi mette allegria. Il calabrone, per l’elevato peso corporeo e la ridotta apertura alare, non potrebbe volare. Ma lui non lo sa, e vola. Grazie di cuore per i suoi auguri. Torneranno utili in questo volo.

Pubblicato il 2/3/2008 alle 1.12 nella rubrica documenti.

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