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luogo d'incontro per gli attivisti del Partito Democratico

17 aprile 2008
Svolta a destra e governabilità. Ma dove sono finiti i voti della Sinistra Arcobaleno? Nel Partito Democratico, e vi spieghiamo per quale ragione

Alla fine la riforma elettorale l’hanno fatta gli italiani: più saggi dei loro governanti. Una riforma sostanziale che ha sconvolto la geografia politica del Paese, con risvolti che possiamo definire storici. Rimane comunque su queste elezioni l’indelebile macchia della mancanza del voto di preferenza.In Italia raramente accadano fenomeni “netti” e chiari come in questa occasione: stavolta la soluzione non è il solito pastrocchio “all’italiana”.

La mancata riforma del sistema elettorale, che determinò la sostanziale ingovernabilità del Paese nella passata legislatura, ha convinto gli italiani a concentrare il voto, a serrare le fila.

La battente campagna di Silvio Berlusconi per il “voto utile” ha fatto il resto ed ha dato i risultati voluti.Non c’è dubbio che i cittadini hanno votato tenendo presente, forse con un realismo maggiore dei partiti e dei loro leader, ciò che è successo negli ultimi dieci anni nel Paese.Analizziamo dettagliatamente alcuni punti salienti.

E’ passato il messaggio di Berlusconi e, in parte molto minore, di Veltroni, sul “voto utile”, che ha confermato negli elettori un concetto già presente ovvero che il voto utile sarebbe stato quello che avrebbe garantito al governabilità.

L’elettorato si è spostato a destra in modo netto: questa migrazione era iniziata ancor prima della campagna elettorale con la costituzione del Partito Democratico che ha trasformato una forza di origine social-comunista, in un partito socialdemocratico.Iniziamo dall’estrema sinistra: abbiamo assistito alla totale sconfitta della Sinistra Critica, del Partito Comunista dei Lavoratori e di tutte le formazioni radicali.

Qui il voto utile non ha pesato: è mancato il voto e basta, il consenso, la condivisione delle idee: non c’è altezza senza base. Stesso discorso vale per il PSI.

Clamoroso il risultato negativo della Sinistra Arcobaleno che non ha rappresentanti nel Parlamento: la somma delle sue forze, con riferimento alle elezioni politiche del 2006 era la seguente:Rif.com. 5,84 % Sinistra Democratica (stima) 0,5% Comunisti Italiani 2,32 % Feder. dei Verdi 2,06 % Con una pregressa forza totale pari quindi all’10,72 %.

Ha ottenuto il 3,1% con una “teorica” perdita dell’7,62%.Qui ha pesato il voto utile, ma è opinione diffusa che abbia pesato ancor di più il massimalismo che ha impedito a Prodi di sviluppare il programma di governo. Infatti le posizioni di partenza, come sopra ricordate, non includevano l’Arcobaleno tra le forze che avrebbero potuto ottenere un “voto non utile”.

Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che parte dei voti dell’Arcobaleno siano andati, al Nord, addirittura alla Lega.

Non siamo d’accordo.Un elettorato altamente ideologizzato, “impegnato” in linea di principio, come quello della sinistra massimalista, non si sposta in modo così compulsivo, così antitetico.

E’ più verosimile che i voti dell’arcobaleno abbiano seguito il P.D., la sua evoluzione in chiave di forza socialdemocratica, le sue concrete possibilità di successo, la governabilità.I voti che mancano all’Arcobaleno li ritroviamo nel Partito Democratico: infatti nelle politiche del 2006 l’Ulivo insieme all’Italia dei Valori, avevano ottenuto il 29,8% dei voti, oggi hanno ottenuto insieme il 37,5%, esattamente il 7,7% in più, ovvero i voti che “mancano” alla Sinistra Arcobaleno.

Per il P.D. è una vittoria … di Pirro, paradossale, non voluta, ma pur sempre una vittoria. La sconfitta netta dell’Arcobaleno rappresenta comunque la disapprovazione della linea politica dei partiti che compongono la coalizione. E’ una sconfitta di forma e di sostanza.

L’UDC di Casini scende dal 6,8% al 5,6%, e non c’è dubbio che questi voti siano andati al PDL insieme a quelli dell’UDEUR, dei Riformatori di Dini, ed a quelli degli elettori che non si sono riconosciuti nel PD: una migrazione valutabile intorno al 4%.Analizzando il voto a destra si nota che il risultato del PDL ovvero di Forza Italia più Alleanza Nazionale ed MPA, è oggi pari al 37,4% ovvero, rispetto al 36, 5% ottenuto nel 2006, lo 0,9% in più.

Questo ci porta a ritenere che Il PDL abbia pescato al centro, ma abbia contemporaneamente ceduto anch’esso qualcosa a destra: verso la Lega che ottiene il 3,7% in più, ed in piccola parte verso La Destra di Storace e Santanché, che ottiene il voto di molti elettori scontenti dell’evoluzione di Alleanza Nazionale voluta da Fini.Sembra chiaro che la migrazione dell’elettorato si è mossa tutta verso destra, senza riserve.

Ma ognuno ha “preso” qualcosa alla sua sinistra: altre interpretazioni non sembrano verosimili.Conclusivamente il mandato politico e sociale a governare, conferito a Berlusconi ed alla destra è chiaro. I cittadini attendono provvedimenti e non vogliono più ascoltare alibi che giustifichino ingovernabilità e soluzioni di comodo o non efficaci.Un’ultima annotazione è doverosa: l’elettorato italiano, soprattutto a sinistra, sembra aver abbandonato il voto “ideologico”, il voto di principio e massimalista. Su questo si dovrà aprire una approfondita riflessione che non riguarda solo la Sinistra.

Lo “zoccolo duro” non esiste più, il Paese ha maturato la scelta della necessità della governabilità, sopra ogni altra considerazione, con questo tutti i partiti dovranno fare i conti: forse è veramente nata la Terza Repubblica.

fonte: siciliainformazione - articolo di Giuseppe Di Bella


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permalink | inviato da tore13 il 17/4/2008 alle 10:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
16 aprile 2008
Sicilia, Rita Borsellino per un pugno di voti

riporto questo articolo di Gemma Contin apparso oggi su LIBERAZIONE affinché riflettiamo sulla negazione della rappresentanza politica malgrado i tantissimi voti riportati

"Il dato delle elezioni regionali in Sicilia rappresenta una beffa in più rispetto alla disfatta della Sinistra arcobaleno a livello nazionale. Lo schiaffo di troppo è dato dall'aver raggiunto il 4,944%, con un totale di 124.916 voti di lista e con una manciata di voti, forse meno di 3.000, che rappresenta quello zero virgola zero sei per cento che avrebbe consentito alla coalizione della sinistra rosso-verde di eleggere almeno un suo rappresentante all'Assemblea regionale siciliana.
Invece si parte da una tabula rasa, perché Rita Borsellino, capolista della Sinistra arcobaleno, non entrerà nel novero degli eletti a Palazzo dei Normanni, pur avendo ottenuto la coalizione 28.432 voti a Palermo, pari al 4,946% (anche se nel momento in cui scriviamo mancano circa 100 seggi i cui dati sono bloccati in corso di verifica all'Assessorato agli Enti locali).
La Sinistra arcobaleno è andata abbastanza bene anche ad Agrigento, con oltre 9.844 voti e il 4,128%; a Caltanissetta, con 9.224 voti e il 6,81%; persino a Catania, terra di Finocchiaro e di Lombardo, dove i quattro partiti con capolista Borsellino hanno ottenuto 23.931 voti e il 4,044%. Oltre la soglia del 5% a Enna, dove si sono avuti 4.567 voti e il 5,229%; a Ragusa, con 8.665 voti e il 5,468%; a Siracusa, con 154.416 voti e il 6,839% e addirittura a Trapani, dove la Sinistra arcobaleno ha raccolto 13.286 voti e il 5,836%.
La provincia in cui tutto è tracollato è stata Messina, dove a fronte di 12.553 voti si è arrivati al 3,377%. E siccome la legge elettorale regionale è più che una "porcata", lo sbarramento percentuale al 5% - calcolato sull'insieme dei voti accorpati su base regionale, a prescindere dal risultato conseguito nei singoli collegi provinciali - di fatto impone che tale soglia sia superata almeno in sei province su nove, pena la "sottrazione" del diritto di rappresentanza - un vero e proprio furto di voti e di preferenze - di una forza politica che pure in alcune città ha sfiorato il 7%, il che è un vero schiaffo in faccia alle compagne e ai compagni siciliani, se rapportato al dato politico nazionale.
La Sicilia in ogni caso ha scelto a stragrande maggioranza Raffaele Lombardo, il successore di Totò Cuffaro, che - con 1.087.977 voti e il 65,5% ottenuti complessivamente dalla coalizione di centrodestra - diventa il nuove "governatore" dell'Isola. Nella coalizione di Lombardo il Pdl berlusconiano ha pesato per il 33%, il Movimento per l'autonomia per il 14,2, l'Udc di Cuffaro per il 12,4%.
Nello schieramento di centrosinistra Anna Finocchiaro ha ottenuto complessivamente - quando sono scrutinati 5130 seggi su 5300 - 835.841 voti e il 30,3%. Il Pd veltroniano raggiunge il 18,8%, La Sinistra arcobaleno il 4,9, l'Italia dei Valori l'1,8%.
Non entrano all'Assemblea regionale né la Destra-Fiamma Tricolore, con l'1,5%, né Forza Nuova, con lo 0,1%, e neppure Sonia Alfano, la quale, con gli Amici di Beppe Grillo, in una versione che qui in Sicilia ha rappresentato il peggio del qualunquismo antipolitico, ha ottenuto l'1,7%.
Per finire, in questa Beresina del Sud, Lombardo ha ottenuto il 67,559% ad Agrigento contro il 30,655 di Finocchiaro; il 63,294 a Caltanissetta contro il 32,691; il 72,727% a Catania contro il 22,711; il 55,239% a Enna - prima volta che il centrodestra prende la maggioranza in questa provincia il cui vero dominus è da molti anni Mirello Crisafulli (rieletto dal Pd al Senato) - contro il 40,369 del tandem Finocchiaro-Borsellino.
A Messina Lombardo è a quota 69,705% contro il 26,381 di Finocchiaro; a Ragusa ottiene il 62,838% contro il 34,179; a Siracusa il 63,991% contro il 33,25; a Trapani il 67,632% contro il 30,245 ottenuto assieme dal Pd, Sinistra arcobaleno e Italia dei Valori.
Nell'emiciclo dell'Assemblea regionale siciliana, primo parlamento al mondo instaurato da Federico II nell'undicesimo secolo, andranno a sedersi 61 deputati regionali del centrodestra e 29 del centrosinistra.
Di fatto a Palazzo dei Normanni, a rappresentare la volontà, i diritti, i bisogni dei siciliani, ci saranno soltanto quattro partiti: il Popolo delle Libertà, il Partito democratico, il Movimento per l'autonomia e l'Unione di centro di Totò Cuffaro, che ha regalato a Pierferdinando Casini anche gli unici tre senatori che l'Udc potrà esibire a Palazzo Madama, primo lo stesso Totò-Vasavasa che si è guadagnato così l'immunità parlamentare.


16/04/2008


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permalink | inviato da tore13 il 16/4/2008 alle 13:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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