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2 marzo 2008
Finocchiaro, parte da Agrigento la corsa alla Regione
Nuova pagina 2

Anna Finocchiaro viene accolta all'hotel Villa Athena di Agrigento sulle note di "Sicilia bedda” del cantante augustano Roy Paci, protagonista della polemica con l'ex presidente della Regione Totò Cuffaro, per aver modificato, in concerto, il ritornello di "Toda joia toda beleza” in "Vasa vasa sinni iu a casa”.

L'esponente modicana del Pd si presenta in tailleur, con una scintillante camicia viola, come se in questa campagna elettorale non solo non avesse bisogno di scaramanzia, ma tenesse a sfidare la dea bendata a testa alta e con sguardo sprezzante. L'incipit della conferenza stampa è un pubblico ringraziamento a Rita Borsellino, "che condividerà con me il governo a Palazzo dei Normanni”. Riferendosi ai templi, sfondo della manifestazione, afferma che "questo passato di gloria, di bellezza e di cultura” va usato per rilanciare la Sicilia.

La stessa Sicilia che, sebbene oggi sia "l'ultima provincia d'Europa" meriterebbe di essere incoronata quale "Porta d'Oriente", perla di quel Mediterraneo che ha riacquistato importanza per gli equilibri, economici e non, del mondo. Possiamo tornare
– continua la Finocchiaro – ad essere il sale della terra", una terra luogo di grandi diseguaglianze.

La candidata alla presidenza della Regione assume subito degli impegni: in primo luogo con Confindustria siciliana, della quale ha condiviso la posizione assunta contro il racket, assicurando uno snellimento delle operazioni di disbrigo delle pratiche imprenditoriali mediante l'innovazione tecnologica ed una più razionale gestione delle risorse umane; promette che entro sei mesi dalle elezioni, qualora venisse eletta, formerebbe una commissione per lo sviluppo di un piano strategico atto ad assicurare un miglior funzionamento degli uffici della Regione anche tramite una riduzione delle "carte" e dei tempi burocratici; promette l'istituzione, entro novanta giorni, di un osservatorio sulla spesa pubblica; evidenzia l'importanza dei servizi on-line, finanziati e mai utilizzati dalla vecchia amministrazione.

Accomuna l'ormai ex-governatore Cuffaro al candidato dell'Mpa Raffaele Lombardo, denunciando "un interesse, da parte della coalizione che rappresento, a lucrare sull'inefficienza delle istituzioni regionali, sulle clientele, sul voto di scambio.

La Finocchiaro dice di no agli "elenchi" di persone che lavorano perché hanno appoggiato la "fazione" giusta in campagna elettorale e alle raccomandazioni: la Sicilia ha bisogno - continua l'esponente del Pd - di lavoro per tutti, ha bisogno di competizione e di ammodernamento, cambiamenti possibili solo in nome della legalità.

Per Anna Finocchiaro c'è un gran bisogno di meritocrazia, che va esaltata premiando "chi si comporta secondo le regole”, chi non paga il pizzo, gli imprenditori che ritengono di fondamentale importanza la sicurezza dei propri dipendenti.

Viene toccata anche la questione del ponte sullo stretto: "non è una priorità". La preferenza ricade sul rafforzamento delle reti di trasporto stradali e ferroviarie, come anche aeree. Quanto all'istruzione, afferma che non può esserci sviluppo senza un'adeguata attenzione alla ricerca ed alla formazione.
"Voglio prendermi cura della Sicilia e dei siciliani come una madre, insieme alle madri di questa terra", conclude.

Tra i presenti alla conferenza stampa, il vice ministro Angelo Capodicasa, il deputato regionale Giacomo Di Benedetto, il segretario provinciale del Pd Emilio Messana, il consigliere comunale Nello Hamel ed il vice ministro allo sviluppo economico Sergio D'Antoni.

Alessandro Sardone

 fonte: agrigentonotizie.it

test del discorso completo:
Grazie a tutti e a tutte di essere voi che qui. Grazie a chi non ha potuto venire ma ci ha manifestato vicinanza e appoggio. Grazie a Rita, che dividerà con me il faticoso impegno del Governo regionale dall’Aula di Palazzo dei Normanni.

Mi rivolgo da qui per la prima volta alla gente di Sicilia. Da questo luogo, la valle dei Templi, che è uno dei più conosciuti al mondo. E uno dei più belli. Un luogo che significa in sé, senza parole, quanta storia, e quanta gloria e cultura e bellezza siano dietro di noi.

Patrimonio nostro, ma patrimonio del mondo.

La Sicilia patrimonio dell’umanità. Non dimentichiamolo.

Usiamolo però. Per non contentarci. Per cambiare. Per sfuggire alla tentazione di un feudalesimo della politica che vorrebbe che tutto restasse com’è. Fermo e senza tempo.
Sempre uguale a se stesso. Cuffaro, e poi Cuffaro, e poi Lombardo tutto così identico a se stesso.

Abbiamo bisogno di cambiare. Non siamo simili agli dei e non siamo il sale della terra.
E invece il cambiamento è già qui. Intorno a noi c’è un mondo che cambia e compete e corre e noi rischiamo di essere come Colapesce, immobili a sorreggere il peso del malgoverno di Sicilia.

Ma perché? E perché restare immobili ora?

Ora che il mondo si è capovolto e non è il Nord, ma il Sud del mondo a imporsi sulla scena economica, sulla scena politica. Ora che il Mediterraneo in cui siamo immersi torna ad essere il luogo più importante perché da qui tornano a passare i traffici commerciali più vistosi e il Mediterraneo diventa importantissimo per gli equilibri del mondo. Sicilia porta d’Oriente, Sicilia prima – e tra le più belle – regioni dell’Europa, non più ultima provincia dell’Impero.

Partiamo da questo. Convinciamocene. E proviamo ad esserne all’altezza. Facciamo che la speranza ci gonfi il cuore. Usiamo cervello e saper fare – che ne abbiamo tanto. Tanto.
Facciamo vedere al mondo chi siamo. Perché possiamo tornare ad essere i migliori.
Mi candido in Sicilia per questo. Perché io so che si può fare. E so anche che per farlo non basta la politica. Ciascuno deve metterci del suo. Poco – molto – quello che può. Io ci metto me stessa. La mia esperienza nelle istituzioni, la mia esperienza politica, la mia determinazione a cambiare la Sicilia. Abbiamo moltissimo da fare – e poco tempo. Perché questa NON è SOLO UNA Regione che non può e non sa competere. E’ anche il luogo di troppe disuguaglianze. Qui si registra uno dei tassi di povertà dei bambini più alto d’Italia.
Adopero solo questo dato perché deve essere per noi uno schiaffo.

Incontrerò in questi giorni i professionisti e gli imprenditori siciliani. Abbiamo molto di cui parlare. Ma a loro chiederò innanzitutto di mostrare alla Sicilia il peso e l’importanza che hanno e possono avere le classi dirigenti diffuse siciliane. Abbiamo già maturato un debito di gratitudine e di speranza con Confindustria siciliana per l’atteggiamento rigoroso e coraggioso che ha assunto nei confronti del racket delle estorsioni e della soggezione delle imprese associate. Ma agli uni e agli altri voglio mandare intanto un messaggio chiaro. Dico agli imprenditori siciliani che, se vinciamo, non accadrà più che la loro intrapresa riscontri ritardi e inciampi e ostacoli nel rapporto con la Regione Siciliana. Non li vogliamo più seduti per giorni, in cento “viaggi della speranza” nelle anticamere degli Assessorati, ad aspettare di capire se, come e quando la pratica relativa alla propria attività sarà mai chiusa favorevolmente. Li vogliamo nelle loro aziende, con i loro dipendenti a lavorare per il benessere della propria e delle loro famiglie, per lo sviluppo della Sicilia. Non hanno e non abbiamo tempo da perdere.

Con le imprese, con i loro professionisti, con i Siciliani mi impegno innanzitutto a modernizzare l’amministrazione siciliana adoperando tutte le leve del cambiamento: semplificare i procedimenti amministrativi cambiando leggi e regolamenti; uso di innovazione tecnologica; gestione efficace delle risorse umane.
Mi impegno a insediare entro sei mesi dalle elezioni una commissione di altissimo livello, costituita da personalità indipendenti, che prepari un piano strategico per rendere efficienti gli uffici della Regione.

Mi impegno a legare al merito e al risultato raggiunto da impiegati e dirigenti una parte variabile della retribuzione premiando innovatori e meritevoli.

Mi impegno a coinvolgere i cittadini nella valutazione dei servizi.

Mi impegno ad approvare una legge sui tempi certi della burocrazia, fissando tetti massimi per i provvedimenti con un risarcimento del cittadino e dell’impresa se i tempi non vengono rispettati.

Mi impegno a ridurre al massimo le carte. Se dal protocollo, al flusso interno dei documenti, all’uscita della posta elettronica tutto è rintracciabile sul web, non si possono insabbiare le pratiche, né favorire quelle degli amici.

Mi impegno a favorire l’erogazione di servizi online. La Regione Siciliana ha speso un sacco di soldi per distribuire ai cittadini la Carta Nazionale dei Servizi. Con quali risultati?
Per le imprese effettuare le pratiche on line significa competitività, per tutti significa risparmiare tempo, traffico e inquinamento. Bisogna farlo dunque, presto.

Buona amministrazione e buona politica sono complementari e inscindibili. Cambiare è dunque possibile ricordandoci che molti tentativi di riformare la Pubblica Amministrazione sono naufragati contro le resistenze non solo della struttura, ma della cattiva politica che ha fatto un uso clientelare del settore pubblico e lo ha piegato ai propri interessi elettorali.
Così è in Sicilia con questo Governo. Ci vorrà coraggio per andare contro chi lucra sull’inefficienza della Regione, ci vorrà coraggio, fatica e pazienza. Ricordando a tutti che non basta acquistare computer se restano identiche organizzazioni e procedure.

Premiamo quanti vorranno metterci a disposizione il loro sapere e sono tanti nell’amministrazione della Regione, e sono bravi. Ci servono. Servono alla Sicilia. Sono le nostre armi migliori contro la tentazione del “chi me lo fa fare?”

Ancora ai professionisti siciliani diciamo che non ci sarà più un albo di quelli che lavorano perché vicini alla politica che ha vinto, e un albo di quelli che devono arrangiarsi perché non sono simpatici al governo regionale in carica. Tutti in pista, a cominciare dai giovani professionisti siciliani rispetto ai quali siamo in debito, perchè li segna ancora e troppo la discriminazione tra chi è figlio di professionista e chi non lo è.

Abbiamo bisogno del patrimonio di conoscenza, capacità organizzativa, iniziative progettuali dei professionisti siciliani. A loro, pezzo strategico della classe dirigente siciliana, chiediamo di stringere un patto fondato sulla qualità e la certificazione del loro lavoro intellettuale, sulla loro capacità di trasmettere alle giovani generazioni saperi e conoscenza.

Qualità ed eccellenza dei beni materiali e immateriali prodotti in Sicilia devono essere le due caratteristiche da inseguire, e da premiare. Il Made in Sicily. Tutto questo è possibile se usciamo dal premoderno e entriamo nella modernità. E la precondizione è la legalità.
Non si può competere in un mercato segnato dalla presenza mafiosa e dell’illegalità. Non competono le imprese, non competono gli individui. Non viene premiato il merito, la fatica, l’intelligenza, l’impegno. Non viene riconosciuto il bisogno vero.

Possiamo fare molto. Per esempio premiare chi si comporta secondo le regole. C’è già un inizio di riconoscimento a livello regionale e nazionale. Incentiviamolo. Prendiamo una certificazione di qualità per le imprese che non pagano il pizzo, non si avvalgono di capitali a partecipazione mafiosa, non inquinano, non sfruttano il lavoro, garantiscono la sicurezza dei propri dipendenti. Rendiamo conveniente la legalità. Conviene alle imprese, conviene ai lavoratori, conviene alla Sicilia.

Pubblica Amministrazione efficiente e imparziale e infrastrutture adeguate sono leve dello sviluppo. Lo studio di Unioncamere del giugno del 2006 sulla dotazione delle infrastrutture sulle province italiane ci dice che la Sicilia ha una sola provincia su nove con un livello di dotazione infrastrutturale di trasporto (al netto dei porti) superiore alla media italiana e solo tre su nove che presentano un livello di dotazione della rete stradale superiore alla media
italiana. E non parliamo neanche dell’indice di dotazione della rete ferroviaria. Su 103 province Ragusa è al 97° posto, Agrigento al 72°, Catania all’83°. La Sicilia ha ancora una sola provincia (Messina) che ha una dotazione ferroviaria superiore alla media italiana. In compenso abbiamo una mortalità da incidente stradale tra le più alte d’Italia.

E’ per questo che vorrei che il SI o il NO al Ponte sullo Stretto non diventasse l’unico argomento della campagna elettorale sui temi della mobilità delle persone e del trasporto delle merci, che invece sono una priorità per i cittadini e le imprese della Sicilia.
Perciò, come io non demonizzo né banalizzo la posizione di chi ritiene la realizzazione del Ponte la risposta al problema del collegamento con il Continente, desidero che si faccia altrettanto con chi condivide la posizione assunta dalla maggioranza di Governo di centrosinistra in sede di finanziamento delle spese previste dalla Legge Obiettivo, di “non ritenere prioritaria la realizzazione di tale opera” e di finanziare un pacchetto di opere viabilistiche alternative. Io ho condiviso questa posizione non ideologica ritengo corrispondente ai bisogni prioritari di mobilità della Sicilia.

Non ritengo prioritaria la costruzione del Ponte.

Non prioritaria, perché ritengo che milioni di cittadini che non devono attraversare frequentemente lo Stretto, rivendicano una mobilità più efficiente e più rapida per i loro spostamenti tra le diverse città dell’Isola, tra i centri urbani minori e i capoluoghi, per gli spostamenti all’interno di grandi città come Palermo e Catania, e pertanto vanno accelerate la via delle opere stradali finanziate dal piano ANAS e dalla legge obiettivo per un importo di 1.400 milioni di euro e le opere ferroviarie finanziate dal piano FS per un importo di circa 3.000 milioni di euro dove sono previsti gli interventi più importanti del passante di Palermo ed il raddoppio di tratte sulla Palermo Messina.

Ritengo che gli autotrasportatori che portano i prodotti siciliani nei mercati del centro – nord Italia e dell’Europa debbano sempre più utilizzare le autostrade del mare che partendo dai porti della Sicilia possono arrivare velocemente ai porti dell’Alto Adriatico e del Tirreno, beneficiano tra l’altro degli incentivi previsti dalla legge sull’ecobonus..
Ritengo che i viaggiatori che dalla Sicilia devono raggiungere Roma e le atre città del nord Italia per motivi di lavoro, studio, svago, non abbiano bisogno di attraversare il Ponte in automobile e fare decine di ore di viaggio, ma di avere frequenti collegamenti aerei a tariffe contenute e buoni ed efficienti servizi ferroviari a lunga percorrenza.

Ritengo che la centralità del Mediterraneo trasformi la Sicilia da una realtà insulare e periferica che si deve collegare alla terraferma, in una eccezionale piattaforma logistica dove il mare e i collegamenti marittimi le assegnano un ruolo strategico, occasione storica per lo sviluppo della portualità a partire dalla riconversione del porto di Augusta in porto HUB del Mediterraneo e allo sviluppo del sistema interportuale.

Non c’è sviluppo moderno, non c’è lavoro senza sapere, innovazione, ricerca, senza un investimento di qualità nella formazione, in Sicilia troppo spesso luogo di potentati politici piuttosto che di promozione di opportunità e conoscenza. Spendiamo 672 milioni di Euro – la Lombardia ne spende 327, altrettanto l’Emilia. La Corte dei Conti ha fatto rilievo sugli enti di formazione siciliani e sui modi di investimento di quei fondi.

Le fonti del Ministero dell’Università ci dicono quanto ancora debba farsi in Sicilia per garantire a tutte e a tutti il diritto allo studio. Nell’anno accademico 2005/2006 solo il 48,58% degli studenti aventi diritto ha avuto accesso alle borse di studio. La Regione  Siciliana ha reso inefficace una politica di equità rivolta agli studenti di famiglie economicamente svantaggiate sottraendosi alla responsabilità di cofinanziarle. Eppure per istruzione e diritto allo studio spende almeno il doppio di altre regioni italiane.
Per quanto riguarda l’innovazione il rapporto tra PIL e spesa in ricerca e sviluppo è fermo allo 0,9% (3%). Una programmazione sbagliata ha fatto sì che la Regione, per progetti formulati in modo irregolare, dovrà restituire 9,2 milioni di Euro.

Occorre recuperare un flusso di ritorno dei nostri ragazzi.

Ma per fare questo occorre che il sapere sia un valore. Non è così quando si assume per chiamata diretta, quando non si premia il merito, quando conta più la raccomandazione politica che un dottorato. Continuare così, con buona pace del mio avversario e del suo predecessore, è un delitto contro la Sicilia e il suo futuro.

Frutterà a loro dei voti, ma fermerà il futuro di tutti.

Il Governo siciliano di centrodestra ha sprecato le risorse finanziarie a disposizione, non è capace di programmare e spendere bene le risorse europee e non prevede cosa accadrà quando non ci saranno più. Sia chiaro. Sono soldi nostri.

La questione della spesa pubblica siciliana è centrale per programmare sviluppo economico e assicurare diritti ai cittadini. Centrale. Il CNR (dati 2006) ci dice che solo per amministrazione generale il Governo Cuffaro ha speso 2.167 milioni di Euro. La Lombardia 626. In compenso spendiamo 5 milioni in meno di assistenza sociale. E non mi pare che in Sicilia ci sia meno bisogno di assistenza. Spendiamo tre volte in più per istruzione e diritto allo studio, epperò, come dicevo, non garantiamo quel diritto.
Spendiamo 3oo milioni di euro per il turismo quando la Toscana ne spende 51, ma i risultati non mi sembrano comparabili.

Non esiste un solo luogo di valutazione e monitoraggio della spesa, di misurazione della qualità della spesa, di come cioè fruttano i nostri soldi in termini di diritti, in termini di occupazione, in termini di sviluppo.

Mi impegno a costituire entro i primi 90 giorni di governo un osservatorio sulla spesa pubblica siciliana, formato da personalità dalla competenza e indipendenza fuori discussione, che renda periodicamente pubblici i propri rapporti. I siciliani devono sapere come vengono spese le risorse, se vengono bene impiegati, cosa ne hanno di ritorno in termini di diritti, benessere, sviluppo, lavoro. Bisogna impedire che i soldi dei siciliani vengano impiegati per finanziare impieghi improduttivi, clientele, consulenze inutili.

Quel danaro è sacro.

Ma non è la sola risorsa che è stata sprecata in Sicilia. Voglio solo accennare alla questione dell’acqua. Proprio qui, in questa Provincia nella quale è in corso una vicenda che riguarda la questione e che vede impegnati altri 20 comuni in una battaglia di legalità e trasparenza. Ricordo un dibattito di qualche anno fa’ alla trasmissione di Costanzo, con Cuffaro, su questo tema. Litigammo. Lui sosteneva che bisognava fare due dighe. Io sostenevo che occorreva che subito si investisse sulla rete idrica, rafforzandola, riparandola, mettendola in sicurezza per evitare il tragico spreco. Lui vinse le elezioni, fu
commissario straordinario per l’acqua. Le dighe sono incompiute. Voi, qui, per mesi all’anno, morite di sete.

Ma non è stato così anche per i rifiuti?

Il presidente della regione l’on. Cuffaro, commissario per i rifiuti, nel 2001 inaugurava una nuova stagione, stabililendo la realizzazione di 4 mega inceneritori per 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti/anno, tanti quanto sono i rifiuti prodotti in Sicilia.

Cuffaro smantellava i progetti che avrebbero permesso di costituire un sistema industriale del ciclo dei rifiuti finalizzato ad una raccolta differenziata al 50%.. Distribuiva 250 milioni di euro, in consulenze, piazzole, strumentazione, campagne stampa ecc che nulla avevano a che vedere con il superamento dell’emergenza rifiuti.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: un commissariato rifiuti che operava nel 2000 con meno di 15 unità è giunto nel 2006 a più 200 unità di personale, e tra questi il vice commissario con emolumenti per 500 milioni annui. Debiti per più mezzo miliardo di euro accumulati dalle società di gestione degli Ato; aumento continuo delle tariffe dei rifiuti (spicca Palermo per l’aumento del 75% in un solo anno); raccolta differenziata al 6%, la Sicilia è la penultima regione in Italia, fa peggio solo il Molise con il 5%. Le regioni più virtuose il Veneto e la Lombardia vicine al 50 %, seguite da Piemonte, Emilia e Toscana
vicine al 40%. Torneremo su questo punto nel corso della campagna elettorale.

La so questa fatica. Di dire tutto quello che dovremmo dire, tutto quello che dovremmo fare. Ma la campagna elettorale serve anche a questo e sta appena cominciando. E poi ci vuole rispetto. Rispetto e collaborazione. Si deve parlare di lavoro con il cappello in mano, per rispetto ai troppi disoccupati, alle troppe disoccupate, ai troppi precari. Lo farò. Con un altro discorso, durante questa campagna elettorale tutto dedicato al lavoro. Dopo gli incontri con le organizzazioni sindacali, con tutte le associazioni imprenditoriali. Per sapere bene cosa fare, perché di mezzo c’è la vita di migliaia e migliaia di persone, le loro difficoltà, le loro speranze, la loro dignità. E molti, troppi, sono giovani uomini e giovani donne di cui ho promesso di prendermi cura.

Ecco questo voglio fare. Prendermi cura, con voi, della Sicilia, del suo futuro. Come una madre. Mi auguro con le madri siciliane. Per questo vi chiedo di stare con me, di stare con noi, con le forze politiche che appoggiano la mia candidatura, che ci credono e vi investono, con i tanti che verranno con noi, incontrandoci. E credeteci. Credeteci. E’ un sogno possibile.

Anna Finocchiaro in Sicilia

Apertura campagna elettorale Agrigento

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permalink | inviato da tore13 il 2/3/2008 alle 17:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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